Trib. Genova, Sent., 15-02-2013

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI GENOVA Sentenza CONTESTUALE EX ART 281 SEXIES C.P.C. dando lettura …

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GENOVA

Sentenza

CONTESTUALE EX ART 281 SEXIES C.P.C.

dando lettura del dispositivo e della motivazione alla presenza del solo cancelliere cui contestualmente inoltra il documento a firma digitale nessuno comparendo alla sola lettura per le parti già presenti in data odierna per la discussione:

in persona del Dott. Paolo Gibelli, definitivamente pronunziando nella causa promossa da

A.C., con l’Avv. TAVELLA GIAN MARIA (parte attrice ),

contro

GIORNALISTI E POLIGRAFICI SCRL, con l’Avv. PIQUE’ GIORGIO MASSIMO (parte convenuta ),

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

In data 17 dicembre del 2009 compariva sulla testate locale il Corriere Mercantile un trafiletto posto a margine di una serie di articoli intesi a fornire un quadro delle indagini condotte a carico di L.G., un imprenditore genovese coinvolto in una importante indagine per evasione fiscale.

Il trafiletto, in lessico giornalistico una “breve”, era inteso a fornire un quadro delle connessioni tra legami famigliari e lavorativi dell’interessato. Si tratta per il vero di un articolo con scarsissimo significato, improvvisato a tal punto da contenere frasi spezzate, prive di verbo, contenenti ripetizioni. Sostanzialmente viene riferito (con inserimento nel titolo) il fatto che l’imprenditore fosse padrino (non quindi un vincolo di sangue) del figlio di un agente di Polizia Municipale (da quale pareva aver ricevuto informazioni).

Inoltre si menziona il fatto che cognato dell’imprenditore fosse l’attore dott. C. (ancora una volta non c’entra alcun rapporto di sangue). L’articolo, nel far riferimento al dott. C., patrocinatore legale, fa cenno al fatto che lo stesso abbia subito una perquisizione in ufficio (collegata all’inchiesta di interesse) proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto sostenere, per la terza volta, l’esame da Avvocato.

L’intero articolo sembra animato dal vago tentativo di dare descrivere l’entourage del L. in termini affini ad una sorta di clan, tentativo che pare assai velleitario.

In ogni caso il Dott. C. ha ritenuto e ritiene d’esser stato offeso dall’ impropria e non giustificata diffusione delle notizie dette su di lui. Ancor maggiormente reputa esser stato violato il suo diritto alla privacy per l’esorbitante menzione del suo doppio fallimento all’esame di abilitazione all’esercizio pieno della professione forense.

Cita pertanto la cooperativa poligrafici (editore del giornale), il Direttore responsabile G.A., ed il dott. Francesco Ricci quale presunto autore del pezzo.

Tutte le parti costituite denegano ogni responsabilità.

Nel complesso, nonostante le già espresse perplessità sulla corrispondenza del pezzo ai canoni del buon giornalismo, non pare tuttavia che lo stesso abbia né carattere ingiustificatamente ingiurioso, né inutilmente intrusivo sotto il profilo della violazione della privacy.

Sotto il primo profilo il pezzo riferisce indiscussamente fatti veri. Dal punto di vista della continenza il generico improprio coinvolgimento del nome dell’attore in ambiente descritto come con note “torbide” non raggiunge l’effetto delle figure tipiche di trasmodanza (allusioni, sottintesi sapienti, virgolettati ammiccanti o toni di pregiudizio immotivato o di vera smodata indignazione) e, in definitiva non aggiunge altri significati offensivi ai fatti veri riferiti. Sotto il profilo dell’interesse pubblico (il più delicato nel caso) risulta senza meno coperta ogni connessione con l’inchiesta. Il fatto del mancato superamento degli esami parrebbe invece, in effetti, privato, insignificante.

Occorre tuttavia considerare che l’interesse pubblico non deve essere inteso in ottica pedagogica, quale “buon interesse” o “razionale interesse”, ma piuttosto in chiave realistica, quale interesse ai fatti riferiti della normalità dei lettori. Possono quindi essere considerati di interesse pubblico anche aspetti ad colorandum delle vicende narrate, aspetti che, pur non concernendo fatti in assoluto importati, siano tali da incuriosire il lettore, rendere l’articolo sapido, leggibile con attenzione ovvero, appunto, con interesse. Nel senso suddetto la mancata prova d’esame causata dalla perquisizione poteva avere un certo significato d’interesse, cui peraltro fa da contraltare un significato offensivo del tutto modesto. Chiunque sa che concorsi ed esami di abilitazioni alle professioni forensi vengono consuetamente superati per ripetizione.

Anche sotto il profilo della violazione dell’art 137 n.3 del D.Lgs. 30 giugno 2003 che pone, per tutela della privacy, si può senza meno affermare che il carattere di essenzialità della notizia principale, nel caso la descrizione dell’impatto di una vicenda giudiziaria nella cerchia dell’indagato, si comunica alle immediate coloriture della notizia stessa che hanno la funzione di connotarla in senso drammatico o comico o altro. Nel caso la notizia della perquisizione, certamente essenziale all’articolo, poteva essere commentata ulteriormente colla menzione di una sgradevole conseguenza della perquisizione stessa, senza abbandonare il solco di una comunicazione essenziale.

Anche opinando diversamente, in ogni caso, ben difficilmente potrebbe essere riconosciuto il risarcimento all’attore per il danno recato dalla diffusione via stampa della notizia dei suoi due pregressi fallimenti all’esame. Innanzitutto il relativo dato viene comunicato all’esito degli esami, e non pare quindi riservato, inoltre la diffusione dello stesso non determina l’automatica insorgenza di un diritto al risarcimento, ma è ulteriormente subordinata alla prova di un pregiudizio morale quale ulteriore danno conseguenza.

Vale in definitiva il seguente principio:

Cassazione civile sez. I 25 marzo 2003 n. 4366

Il diritto alla riservatezza – il cui fondamento normativo va ravvisato, al di là dalla sussistenza di altre e più specifiche previsioni, nell’art. 2 della Carta fondamentale – consiste nella tutela di situazioni e vicende di natura personale e familiare dalla conoscenza e curiosità pubblica, situazioni e vicende che soltanto il relativo protagonista può decidere di pubblicizzare ovvero di difendere da ogni ingerenza – sia pur realizzata con mezzi leciti e non implicante danno all’onore o alla reputazione o al decoro – che non trovi giustificazione nell’interesse pubblico alla divulgazione; la lesione di tale diritto può aversi, sia con riguardo a persona nota, sia ignota, benché, quanto alla prima, può più facilmente operare il meccanismo di cui all’art. 97 della legge d’autore, con la conseguenza che una pubblicazione (nella specie, di fotografie) che avvenga senza il consenso dell’interessato ben può accompagnarsi ad un’esigenza pubblica di informazione, del pari costituzionalmente tutelata. La lesione del suddetto diritto è configurabile come illecito ai sensi dell’art. 2043 c.c., al quale, peraltro, non consegue un’automatica risarcibilità, dovendo il pregiudizio (morale e/o patrimoniale) essere provato secondo le regole ordinarie, quale ne sia l’entità e quale sia la difficoltà di provare tale entità

La domanda attorea deve essere respinta.

Il profilo dell’esatta individuazione dell’autore del pezzo risulta assorbito.

In ordine al punto da ultimo esaminato è inutile nascondere il raggiungimento, da parte della testata, del limite del lecito. L’autorità amministrativa aveva addirittura ritenuto che lo stesso fosse stato superato.

Ne consegue la sussistenza di giusti motivi per la compensazione integrale delle spese di lite.persona

P.Q.M.

Il tribunale, visto l’art. 281 sexies del c.p.c., ogni contraria istanza disattesa, RIGETTA ogni domanda attorea.

COMPENSA interamente le spese di lite

Così deciso in Genova, il 15 febbraio 2013.

Depositata in Cancelleria il 15 febbraio 2013.

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