Trib. Milano Sez. I, Sent., 12-07-2012

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Tribunale di Milano PRIMA CIVILE Il Tribunale, nella persona del giudice unico Dott. …

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Tribunale di Milano

PRIMA CIVILE

Il Tribunale, nella persona del giudice unico Dott. ORIETTA STEFANIA MICCICHE’ ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al N. 38129/2009 R.G. promossa da:

E.B. (C.F. (…) ) con il patrocinio dell’avv. GIUSTI DEL GIARDINO MARIA GIULIA e dell’avv., con elezione di domicilio in VIA cino del duca, 5 20121 MILANO , presso l’avv. GIUSTI DEL GIARDINO MARIA GIULIA

ATTORE

contro:

EDIDOSS SRL, (C.F. (…)) con il patrocinio degli avv. MOSCHETTINI ANTONIO e , con elezione di domicilio in CORSO DI PORTA VITTORIA, 32 20122 MILANO , presso e nello studio dell’avv. MOSCHETTINI ANTONIO:

P.D., (C.F. ) con il patrocinio degli avv. MOSCHETTINI ANTONIO e , con elezione di domicilio in CORSO DI PORTA VITTORIA, 32 20122 MILANO, presso e nello studio dell’avv. MOSCHETTINI ANTONIO;

CONVENUTI

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

E.B. ha convenuto in giudizio Edidoss s.r.l. c P.D. (rispettivamente editore e direttore della rivista “Granfondo”, nonché giornalista) e ne ha chiesto la condanna al risarcimento dei danni subiti in conseguenza della pubblicazione di due articoli – sui numeri di febbraio e marzo 2009 di “Granfondo”- a contenuto diffamatorio.

In particolare l’attore ha rappresentato di essere agente di commercio per la casa editrice La Cuba s.r.l. – che pubblica la rivista “Il Giornale della Gran Fondo” – e di occuparsi di vendita di spazi pubblicitari su riviste specializzate in argomento ciclistico, settore di nicchia all’interno del quale opera la casa editrice Edidoss che pubblica il mensile “Granfondo”.

Gli articoli in questione, a firma P.D. e R.S., hanno occupato la rubrica denominata “L’antipatico”. Se ne riporta il testo:

(articolo pubblicato nel numero di febbraio 2009) “Lo scorso mese dichiarare nell’editoriale della nostra rivista di mountain-bike Tecno MTB la mia solidarietà per i lavoratori/ collaboratori di un’altra testata che; probabilmente, nel corso del 2009 chiuderà. La mia naturalmente era anche una provocazione, per scatenare quella quota di avvoltoi che frequentano per interessi questo settore, e che si sono “divertiti” a indovinare chi fossero, come se si trattasse di un gioco, La stessa solidarietà dal larvo un addetto commerciale di un gruppo editoriale concorrente, recentemente lascialo dalla moglie, e dicono caduto nel tunnel dell’alcool, tanto da farsi ritirare la patente per guida in stato di ebbrezza d’estate scorsa. Per tulli sono momenti della vita che devono però fare riflettere sugli errori commessi in passato al fine di non ripetersi. lggiuno, ma non parere personale, che le persone cattive primo poi vengono punite dalla vita, che si raccoglie quanto si semina e che la sincerità e la correttezza alla lunga sono l’unico modo per lavorare per tanti anni in modo credibile. In tal senso spesso veniamo giudicati troppo polemici, ma da quelle stesse persone che sono coinvolte e che. non avendo mai avuto strumenti per controbattere alle nostre verità, si nascondono dietro le solile frasi di circostanza. Sicuramente siamo ingombranti(e ne siamo consapevoli) ma trasparenti. Quello che sappiamo lo scriviamo in quanto corrisponde alla verità e nel tempo non ricordo una mia affermazione che è stata man sentita. Al contrario sono anni che sento pettegolezzi nei nostri confronti, da parte di altri, regolarmente smentiti dai fatti. (…) “

(Articolo pubblicato nel numero di marzo 2009) ” simpaticamente qualcuno lo scorso mese c’è chiesto se questo spazio andava nella direzione del gossip. I lo risposto che sarebbe stato ancora più letto, che un ambiente come il nostro può riservare solo pochi episodi di questo genere e infine che un antipatico dere comunque avere la possibilità di spaziare: dunque quando e se sarà il caso lo rifaremo, intanto il mio ” collega” commerciale (ricordate in difficoltà personali), mi ha detto che il peggio è passaulo: siamo contenti, specie in periodi in cui spesso la depressione si trasforma il suicidio (…)”

L’attore, che ha sottolineato come nel ristretto ambito degli inserzionisti delle riviste specializzate di ciclismo fosse immediatamente riconoscibile la sua persona in quella (…)appresentata dal giornalista, si è lamentato del carattere diffamatorio e lesivo della privacv degli articoli che non solo hanno divulgato dolorose vicende personali, ma altresì gli hanno attribuito in modo del tutto gratuito e immotivato una cronica dipendenza dall’alcool e uno stato depressivo non rispondenti al vero.

Ha dunque dedotto la grave lesione alla propria reputazione e privacy con ripercussioni dannose sia nella sfera personale che lavorativa, provocata dagli articoli de quibus.

I convenuti hanno resistito alle deduzioni avversarie escludendo la riconoscibilità di B., nonché il carattere diffamatorio degli articoli. Manno dunque chiesto il rigetto delle domande attoree.

Non pare superfluo preliminarmente richiamare i principi ormai consolidati in materia di diffamazione e di libertà di stampa.

L’esercizio del diritto di cronaca e di critica costituisce estrinsecazione della libertà di manifestazione del pensiero prevista dall’art. 21 Cost. e dall’art. 10 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Tale libertà non riguarda solo le informazioni e opinioni considerate inoffensive, ma interessa anche quelle che possano colpire negativamente “essendo ciò richiesto dal pluralismo, dalla tolleranza e dallo spirito di apertura senza i quali non si ha una società democratica” (Corte Europea dei Diritti dell’uomo 8/7/1986 Lingens/Austria).

Così il diritto riconosciuto dalla Costituzione e dalla Cedu costituisce ed integra una causa di giustificazione che, nell’ambito di un equo bilanciamento con altri diritti parimenti inviolabili e potenzialmente in conflitto, scrimina il comportamento imputabile all’attività giornalistica allorché vengano rispettate le seguenti condizioni: a) la verità (oggettiva o anche soltanto putativa purchè frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca e controllo del giornalista non solo sulla fonte ma anche sulla verità sostanziale) delle notizie; condizione che non sussiste quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche colposamente taciuti altri fatti tanto strettamente ricollegabili ai primi da minarne completamente il significato, ovvero quando i fatti riferiti siano accompagnali da sollecitazioni emotive ovvero da sottintesi, accostamenti, insinuazioni o sofismi obiettivamente idonei a creare nella mente del lettore o dell’ascoltatore false rappresentazioni della realtà oggettiva; b) la continenza e cioè il rispetto dei requisiti minimi forma che debbono caratterizzare la cronaca e anche la critica (come ad esempio l’assenza di termini esclusivamente insultanti); c) l’interesse pubblico all’informazione in relazione alla qualità dei soggetti coinvolti, alla materia in discussione o altri caratteri del servizio giornalistico. (Cass. 1205/07, Cass. 12420/08).

Va altresì rammentato che in materia di diffamazione a mezzo stampa non è necessario che il soggetto passivo sia precisamente e specificamente nominato, ma la sua individuazione deve avvenire, in assenza di un esplicito e nominativo richiamo, attraverso gli elementi della fattispecie concreta, quali le circostanze narrate, oggettive e soggettive, i riferimenti personali e temporali e simili, i quali devono, unitamente agli altri elementi che la vicenda offre, essere valutati complessivamente, di guisa che possa desumersi, con ragionevole certezza, l’inequivoca individuazione dell’offeso (in tal senso Cass. 17180/07).

Sebbene il nominativo dell’attore non sia menzionato nei due articoli in esame, i riferimenti a fatti molto specifici e il ristretto ambito nel quale la rivista “Granfondo” e l’attore si muovono consentono di affermare che E.B. fosse facilmente riconoscibile nella persona descritta nell’articolo apparso sul numero di febbraio 2009 e quindi in quello del marzo 2009 che al precedente si ricollegava.

L’articolo pubblicato nel febbraio 2009 fa riferimento a un addetto commerciale “di un gruppo editoriale concorrente”.

Dalle stesse produzioni di parte convenuta (doc. da 1 a 17) emerge che La Cuba s.r.l. e sostanzialmente l’unica casa editrice che – come Edidoss – è specializzata in riviste per cicloamatori, mentre le altre case editrici indicate propongono riviste a contenuto vario non soltanto ciclistico – (Triathlete), ovvero spaziano in ambiti molto più vasti che vanno al di là del ciclismo e dello sport in genere (così Tecniche Nuove, Camelli editore, Prima Pagina edizioni, Editore GPR Publishing), o infine non possono definirsi case editrici (ad esempio Comedi che pare essere una semplice azienda pubblicitaria).

In tale contesto evidentemente l’ambito di riferimento risulta mollo ristretto e ancor più si restringe ove si consideri il modestissimo numero di “addetti commerciali” di La Cuba, pau a tre compreso E.B., come risulta dalla stessa pagina prodotta dai convenuti.

In tale ristretto contesto il riferimento a fatti certamente peculiari quali l’abbandono da parte della moglie e la sospensione della patente hanno indubbiamente reso facilmente identificabile in E.B. la persona descritta negli articoli per le persone operanti a diverso titolo nello stretto ambito dell’editoria specializzata.

Le informazioni diffuse nei due pezzi giornalistici sono certamente lesive della reputazione e dell’onore di E.B. e costituiscono un’evidente ingerenza nella sua sfera protetta dell’attore.

E’ infatti del tutto evidente che l’affermazione che sia “caduto nel tunnel dell’alcool” e il riferimento alla sua depressione addirituiura con accenni al pericolo di suicidio, danno di E.B. la descrizione di un etilista, di una persona debole e maffidabile.

Tali asserzioni risultano prive di qualunque riscontro e non possono dunque considerarsi veritiere.

La diffusione di tali notizie deve dunque ritenersi pregiudizievole sia perché perché non rispondenti al vero, sia per il loro carattere intrinsecamente offensivo dell’onore e della reputazione dell’attore.

Inoltre va sottolineato che le “notizie” relative alle vicende personali dell’attore, certamente idonee a violare la sfera privata dello stesso (quali il tatto che E.B. tosse stato “recentemente lasciato dalla moglie”, o che gli fosse stata ritirata “la patente per guida in stato di ebbrezza” , o che fosse “caduto nel tunnel dell’acool”, o che avesse attraversato uno stato di “depressione” che “spesso si trasforma in suicidio’), non rivestivano alcun interesse pubblico che ne giustificasse la diffusione giornalistica, a maggior ragione all’interno di una rivista di ciclismo.

Va dunque escluso che nel caso di specie la condona dei due giornalisti sia scriminala dal diritto di cronaca.

Così accertata la portata lesiva dell’articolo de quibus va dichiarala la responsabilità di P.D. – quale autore dell’articolo pubblicato nell’edizione di febbraio 2009 – per l’illecito diffamatorio riscontrabile nei suoi presupposti oggettivi e soggettivi.

Con riferimento all’articolo del marzo 2009 la responsabilità del convenuto P.D., quale direttore responsabile della rivista “Granfondo” all’epoca di pubblicazione dell’articolo, sussiste in quanto configurabile sotto il profilo dell’agevolazione colposa del delitto di diffamazione commesso da altri (v. art. 57 c.p.), pur potendo il direttore responsabile in via astratta in determinate circostanze concorrere nel reato stesso di diffamazione. La responsabilità del direttore della pubblicazione risulta in sostanza integrata in considerazione dell’omissione del dovuto controllo volto ad impedire la consumazione di fatti penalmente rilevanti – realizzati nel caso di specie dagli articoli in questione – mediante l’esercizio dei poteri ad esso spettanti nell’ambito delle sue attribuzioni di direttore responsabile della testata giornalistica.

Quanto alla società editrice Edidoss s.r.l., la responsabilità della stessa discende dal disposto dell’art. 11 L. n. 47 del 1948 che prevede nei reati commessi col mezzo della stampa la civile responsabilità del proprietario della pubblicazione e dell’editore in solido con gli autori del reato stesso.

All’accertamento della responsabilità dei convenuti, segue la condanna degli stessi al risarcimento del danno non patrimoniale in base al combinato disposto degli artt. 185 c.p. e 2059 c.c. in favore dell’attore.

Ai fini della quantificazione di tale profilo di danno deve tenersi conio del grado di lesivita per l’onore e la reputazione dell’attore delle notizie contentile nei due articoli, della ridotta diffusione del mensile sul quale la notizia è stata pubblicata e del ristretto numero di soggetti per i quali risultava chiara l’identificazione dell’attore, Tutto ciò considerato si ritiene di liquidare in via equitativa il danno non patrimoniale subito da E.B. nella somma di Euro 18.000,00 comprensiva di interessi e rivalutazione sino alla data odierna.

I convenuti vanno pertanto condannati a corrispondere a E.B. per i danni non patrimoniali la somma complessiva di Euro 18.000,00 oltre interessi legali da oggi – giorno della liquidazione – al saldo effettivo.

Va al contrario respinta la domanda di risarcimento del danno patrimontale in difetto di elementi che consentano di affermare che l’attore abbia subito un pregiudizio in termini economici causalmente connesso con la diffusione dei due articoli.

A norma dell’art. 120 c.p.c. va, infine, accolla la domanda di pubblicazione del dispositivo della presente sentenza, secondo le modalità dettagliate in dispositivo. Tenuto conto del mezzo di diffusione dell’illecito diffamatorio qui esaminato, la pubblicazione della sentenza contribuisce, intatti, ad una più puntuale riparazione il danno subito dall’attore.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidale come in dispositivo sulla base di quanto effettivamente riconosciuto.

Ai fini di cui agii artt.. 59, lett. d) e 60, ultimo comma, D.P.R. n. 131 del 1986, si indicano nei convenuti – in quanto condannati al risarcimento del danno prodotto da fatto costante reato – le parti nei cui confronti deve essere recuperata l’imposta da registro prenotata debito.

P.Q.M.

il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni ulteriore domanda, eccezione o stanza disattesa:

- in accoglimento delle domande avanzate da E.B. nei confronti di Edross s.r.l. e di P.D., accertato il contenuto diffamatorio in danno di parte attrice dell’articolo a firma P.D. pubblicato dal mensile “Granfondo” nel numero di febbraio 2009 (nella parte in cui afferma “recentemente lasciato dalla moglie e dicono caduto nel tunnel dell’alcool, tanto da farsi ritirare la patente per guida stato di ebbrezza”) e dell’articolo a firma R.S. pubblicalo dal mensile “Granfondo” nel numero di marzo 2009 (nella parte in cui allude alla depressione dell’attore), condanna le parti convenute in via tra loro solidale al risarcimento del danno subito da E.B. e a corrispondergli la somma di Euro 18.000,00 – comprensiva di interessi e rivalutazione sino alla data odierna – oltre agli interessi legali dalla sentenza al saldo;

- ordina la pubblicazione dell’intestazione e del dispositivo della presente sentenza a cura e spese dei convenuti una volta a caratteri doppi del normale sul mensile “Granfondo” entro 30 giorni dalla notifica in forma esecutiva della presente sentenza autorizzando sin da ora parte attrice a provvedervi autonomamente qualora detto termine non sia stato osservato dai convenuti, ponendo le relative spese a carico dei convenuti medesimi;

- condanna i convenuti in solido tra loro, al rimborso delle spese del giudizio in favore dell’attore, liquidate in complessivi Euro 3.000,00 (di cui Euro 500,00 per spese Euro 2.500,00 per compensi) oltre accessori di legge.

Così deciso in Milano, il 10 luglio 2012.

Depositata in Cancelleria il 12 luglio 2012.

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