Trib. Roma Sez. I, Sent., 06-06-2012

  REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI ROMA Sez. I Civile Il Giudice Unico Dott. Vittorio Contento, …

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI ROMA

Sez. I Civile

Il Giudice Unico

Dott. Vittorio Contento,

nella udienza del 6.6.2012

ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta sotto il n.8672/2011 RGACC

vertente tra

S.M., elettivamente domiciliato in Roma, via G. Mazzini n.134, presso gli Avv.ti Ignazio Fiore, Andrea Fiore e Fulvio De Crescenzio che lo rappresentano e difendono unitamente all’Avv.to Lorenzo Borrè

Ricorrente

e

M.A., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Antonio Mancini n.4 (Studio Avv. Alessandro D’Achille), con il difensore Avv.to Prof. Vincenzo Vitale

Resistente

nonché

EDITORIALE LIBERO S.r.l., elettivamente domiciliata in Roma, C.so Vittorio Emanuele II n.21, presso il difensore Avv.to Carlotta Nannini

Resistente

OGGETTO: Azione risarcitoria in conseguenza dell’illecito trattamento di dati personali.

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato in data 15.2.2011 M. S. chiedeva la condanna del giornalista A.M. e dell’Editoriale “Libero” S.r.l. al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, arrecatigli per violazione della propria “privacy”, in conseguenza della pubblicazione, da lui non consentita, sull’edizione del quotidiano “Libero” del 22.1.2011, nonché sul sito internet della testata, del proprio numero di utenza cellulare aziendale, messo a sua disposizione dalla RAI per esigenze professionali. Allegava che in conseguenza di tale pubblicazione aveva ricevuto, nell’arco di 48 ore e da parte di sconosciuti, innumerevoli telefonate e messaggi sms di contenuto offensivo/minaccioso; inoltre aveva dovuto spendere molto tempo, sottratto al suo lavoro ed al suo riposo, per ricostruire la rete di contatti che disponeva della predetta sua utenza che si era visto costretto a cambiare.

Concludeva chiedendo la condanna del M., quale autore dell’articolo censurato, e dell’Editrice in quanto da ritenersi responsabile della redazione (anonima) del sottotitolo dell’articolo (“Lui dà il numero del Cav. Il suo è (…)”) al risarcimento dei danni, nell’importo complessivo di Euro 150.000,00, di cui Euro 100.000,00 a titolo di danni non patrimoniali ed Euro 50.000,00 di danni patrimoniali; tutti equitativamente stimati.

Si costituivano i convenuti con separate comparse, chiedendo il rigetto del ricorso, ed in via riconvenzionale la condanna della controparte per lite temeraria, allegando che nella puntata del 20.1.2011 del noto programma “Annozero”, diretto dal S. e trasmesso da RAI2, lo stesso S. a mezzo del collaboratore Ruotolo e con la “complicità” di N.Ma., aveva a sua volta reso conoscibile (mostrandolo come riportato su di un’agenda della predetta Ma., con oscuramento dell’ultima cifra) il numero di utenza cellulare privato dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale aveva, a sua volta, ricevuto su quell’utenza, numerose telefonate, a volte critiche ed a volte di sostegno.

Aggiungevano che lo stesso S., intervistato su tale vicenda, aveva mostrato di sminuire la rilevanza del fatto, replicando in prima battuta di non avere mostrato l’utenza del Berlusconi, e comunque che quest’ultimo avrebbe potuto cambiare numero e così sottrarsi alle eventuali comunicazioni indesiderate.

Radicatosi il contraddittorio innanzi al G.U., alla udienza di comparizione era sentito liberamente il ricorrente S..

Il Giudice rigettava quindi, per irrilevanza, le richieste istruttorie avanzate dalle parti e le rimetteva per la discussione alla udienza del 21.3.2012, tuttavia non celebrata per adesione dei difensori ad un’agitazione proclamata dall’O.U.A.

La causa era quindi discussa e decisa, a mezzo della lettura del dispositivo e della contestuale motivazione, all’odierna udienza.

Motivi della decisione

Ritiene il giudicante che il ricorso sia fondato, pur nei limiti risultanti dall’esposizione che segue.

I fatti di causa sono tutti pacifici tra le parti, non essendo stati contestati, in particolare, dai convenuti, che ne hanno solo fornito una propria interpretazione ed hanno argomentato a loro riguardo.

Osserva lo scrivente che pacificamente la condotta dei convenuti stessi è riconducibile ad un’ipotesi di trattamento di dati personali, costituendo il numero di utenza telefonica di una persona identificata, una informazione pertinente alla stessa e rappresentando la diffusione di tale informazione un’ipotesi di trattamento espressamente contemplata dalla legge (art.4, comma 1, lettere A e B, D.P.R. n. 196 del 2003).

E’ pacifico pure che, nella specie, la pubblicazione del numero di utenza del S. è stata attuata senza il suo consenso espresso ed informato, ai sensi degli art.23 e 13, D.P.R. n. 196 del 2003.

Sotto questo riguardo, affatto inconferente risulta la difesa dei convenuti secondo cui il S., attraverso le sue dichiarazioni, avrebbe implicitamente consentito a quanto da loro poi attuato, in quanto avrebbe lasciato intendere non essere lesiva dell’altrui riservatezza la pubblicazione del numero di utenza cellulare.

La rigorosa disciplina in materia di protezione dei dati personali non contempla, infatti, un consenso dato per facta concludentia (salvo il caso in cui l’interessato personalmente diffonda i propri dati), bensì solo, appunto, un consenso espresso (benché non, di regola, scritto), informato (art.13), liberamente prestato “e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato” (art.23 D.P.R. n. 196 del 2003).

Nella specie appare evidente che il S. non ha mai prestato un consenso siffatto.

Neppure la condotta dei convenuti potrebbe essere giustificata dall’esercizio del diritto di critica giornalistica – che potrebbe eventualmente riferirsi alle parti degli articoli censurati afferenti la scelta di pubblicare il numero di utenza di Berlusconi, o parte di esso, nel contesto in cui è avvenuta, non certamente la pubblicazione, in “rappresaglia”, del numero di utenza del S. (il quale, da parte sua, ha rivendicato al proprio diritto di critica quanto diffuso nell’ambito della trasmissione di “Annozero”) – ovvero da un inesistente, in subiecta materia, diritto di ritorsione (come pure in materia di diffamazione: v. Cass. civ., III, 15.12.2004, n.23366, Rv. 579084; si ritiene che neppure l’autore dell’illecito possa ottenere nella stessa materia una riduzione del risarcimento ai sensi dell’art.1227 c.c., richiamato dall’art.2056: v. Cass. civ., III, 18.10.2005, n.20137, Rv. 585230).

Ricorre, pertanto, nella fattispecie, un’ipotesi di illecito trattamento dei dati personali del ricorrente, M. S., da parte dei convenuti che hanno abusivamente acquisito e diffuso il suo numero di utenza cellulare aziendale.

Trattandosi di condotte dolose, si ravvisa anche l’ipotesi di reato di cui all’art.167, D.P.R. n. 193 del 2006, essendo difficile ipotizzare che la pubblicazione del predetto numero telefonico, nelle circostanze di fatto in cui è avvenuta, non avesse il fine di arrecare danno al S..

Tanto basta a sorreggere l’an della pretesa risarcitoria, ai sensi degli art. 2059 c.c. e art.185 c.p. Non sottacendosi, però, che il ricorrente richiama anche l’illecito civile di cui agli art.15, D.P.R. n. 196 del 2003 e art.2050 c.c. costituendo, il bene della riservatezza, un diritto fondamentale della persona (art.2 Cost.) la cui lesione da luogo ad un “danno – evento” fonte di risarcimento delle conseguenze dannose (cd. danno – conseguenza) economicamente apprezzabili, secondo quanto chiaramente lumeggiato dal fondamentale arresto giurisprudenziale di cui alla Cass. civ. S.U. 24.6/11.11.2008, n.26972.

Alla stregua di tale pronuncia, tuttavia, tutti i danni, anche quelli non patrimoniali, devono essere rigorosamente allegati e provati (seppure a mezzo di idonee presunzioni).

Nella fattispecie, il S. non ha provato di avere subito alcun danno patrimoniale (anche la perdita di chances suppone la prova almeno delle concrete opportunità perdute, nonché del nesso di causalità con le condotte illecite) mentre, quanto ai danni non patrimoniali, ha dimostrato – anche a mezzo di documentazione cartacea (trascrizioni di conversazioni telefoniche registrate; sms) e registrata su DVD – di avere subito per alcuni giorni molestie (il cui contenuto intrinseco, però, non è riconducibile all’azione dei convenuti, trattandosi di valutazioni negative o minacce derivanti dall’attività professionale del giornalista, non condivisa dagli interlocutori) e quindi un danno da turbamento del normale svolgimento della vita (già denominato “danno esistenziale”), oltre ad avere presuntivamente subito un disagio, certamente meno significativo, derivante dalla necessità di comunicare il nuovo numero di utenza ai propri contatti (verosimilmente a quelli già presenti sulla propria rubrica, non essendo ragionevolmente ipotizzabile che egli tenesse memoria di tutti quelli cui aveva comunicato il proprio numero).

Ritiene il giudicante che tale complessivo pregiudizio non possa essere valutato, in assenza di qualunque ipotesi di lesione dell’altrui reputazione (o altri valori della persona, diversi dalla sua riservatezza, nei limiti descritti) in misura superiore ad Euro 8.000,00.

Il regolamento delle spese deve seguire la soccombenza ed essere determinato come in dispositivo (con rigetto, evidentemente, della riconvenzionale proposta dai convenuti).

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, così provvede:

1. Accoglie per quanto di ragione il ricorso e, per l’effetto, condanna i resistenti M.A. ed Editoriale Libero S.r.l., in solido tra loro, a risarcire al ricorrente S.M. i danni non patrimoniali arrecatigli, nella misura di complessivi Euro 8.000,00;

2. Rigetta la domanda riconvenzionale proposta dai resistenti;

3. Condanna i predetti M. ed Editoriale Libero a rifondere al ricorrente S. le spese della lite da questo sostenute, che liquida in complessivi Euro 2.500,00 di cui Euro 1.800,00 per onorari; oltre Iva e Cap come per legge.

Così deciso in Roma, il 6 giugno 2012.

Depositata in Cancelleria il 7 giugno 2012.

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